In occasione dei 30 anni dello stabilimento di Oricola (AQ), Coca‑Cola HBC Italia presenta i suoi impegni per lo sviluppo sostenibile del packaging.

  • 30 milioni di euro investiti in innovazione e tecnologia per la produzione dei formati in plastica (PET)
  • - 11% di riduzione dei contenitori primari in plastica (PET) negli ultimi 7 anni
  • - 26.3% di PET nel mercato italiano entro il 2020
  • entro il 2030 bottiglie con almeno il 50% di PET riciclato (rPET)
  • - 31% di CO2 emessa per litro di bibita nel 2017 rispetto al 2010

Oricola (AQ), 16 giugno 2018 –  Il 30° anniversario dello stabilimento Coca‑Cola HBC Italia di Oricola, il sito abruzzese d’imbottigliamento delle bevande a marchio The Coca‑Cola Company, è stata l’occasione per parlare di sostenibilità ambientale ed economia circolare nella filiera della plastica, insieme a COREPLA, il Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclo ed il Recupero degli Imballaggi in Plastica.

Se adeguatamente trattata dopo l’uso, la plastica offre numerosi vantaggi anche per la sostenibilità e l’economia circolare: grazie alla raccolta differenziata infatti si riducono i conferimenti in discarica e aumenta il risparmio energetico, la plastica riciclata genera nuove materie prime per una seconda vita-

Dallo stabilimento del Centro Italia, tra i primi siti produttivi in Italia a utilizzare plastica (PET) 100% riciclabile e ad implementare sin dal 1991 la tecnologia di soffiaggio in linea delle bottiglie PET, Coca‑Cola conferma i suoi impegni e priorità per uno sviluppo sostenibile degli imballaggi: progettare e smaltire correttamente il packaging, prevenire e minimizzare gli sprechi, riutilizzare e riciclare. 

Quest’anno Coca‑Cola HBC Italia sta introducendo nel mercato italiano bottiglie che utilizzano una parte di PET riciclato. Il programma di riduzione della quantità di materia prima utilizzata in favore di un impiego sempre maggiore di PET riciclato sarà crescente, con l’obiettivo di sostituire entro il 2020 il 26.3% della quantità totale di PET immessa nel mercato italiano. Entro il 2030 saranno prodotte bottiglie con almeno il 50% di PET riciclato.

Inoltre, l’Azienda è impegnata in interventi di sgrammatura delle bottiglie di PET, un processo che ha ricevuto il riconoscimento del premio CONAI per la prevenzione e valorizzazione della sostenibilità ambientale degli imballaggi.

In Italia, già oggi, tutte le confezioni delle bevande a marchio The Coca‑Cola Company sono al 100% riciclabili -  afferma Vitaliy Novikov, Amministratore Delegato di Coca‑Cola HBC Italia. “La sfida dei prossimi anni è quella di implementare nuove tecnologie in grado di ottimizzare e ridurre l’impatto ambientale del packaging dei prodotti, sia durante il processo produttivo sia dopo l’uso. Per questo, negli ultimi 8 anni, abbiamo investito oltre 151 milioni di euro in ammodernamenti e nuove tecnologie all’interno dei nostri quattro stabilimenti di produzione, di cui 30 milioni solo nello stabilimento abruzzese, oggi sempre più all’avanguardia nella gestione e produzione di formati in plastica (PET)” 

Parallelamente agli investimenti in innovazione, Coca‑Cola HBC Italia collabora con i consorzi impegnati nella diffusione di buone pratiche post consumo, come COREPLA con cui ha attivato progetti di formazione sull’importanza del riciclo e su modelli di produzione e di consumo che prolunghino il ciclo di vita dei prodotti.

“L’imballaggio di alimenti e bevande è una parte importante della quotidianità - afferma Antonio Protopapa, Direttore Ricerca & Sviluppo di COREPLA “impegnarsi a rendere gli imballaggi sempre più sostenibili e continuare ad educare sull’importanza di una corretta raccolta differenziata  è quindi fondamentale, soprattutto considerando che la plastica può avere innumerevoli seconde vite”

Sul fronte del risparmio energetico, Coca‑Cola HBC Italia monitora costantemente la sua impronta ambientale  nei suoi processi e lungo tutta la filiera. Nel 2017 l’impatto ambientale di Coca‑Cola HBC Italia ha visto una riduzione del 31% di grammi di CO2 emessi per ogni litro di bibita prodotto rispetto al 2010, una percentuale che sale al 44% se si considerano i packaging (primari e secondari).